| dario's profileLa vita che vorrei...PhotosBlogLists | Help |
La vita che vorrei......almeno solo in sogno |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
October 08 Colpi di fortuna.Spesso si ha a che fare con colpi di fortuna che ci piombano addosso come macigni. La mia visione è senz'altro cupa e rispecchia ben poco l'idea che si ha del classico "colpo di fortuna"; questo perchè mi sono reso conto che non sempre quella che noi chiamiamo fortuna porta vantaggi e felicità, tenterò dunque di dare alcuni esempi del danno che può essere prodotto dall'incontro con la "dea bendata". 1)Trovo dei soldi per terra. é un esempio classico, i più potranno dire che non presenta problemi di sorta ma l'osservatore attento, colui che non si limita ad osservare il fenomeno ma lo sviscera in tutte quelle che sono le sue sfaccettature, Lui, si accorge che c'è qualcosa che non va. Un sintomo classico di chi dubita è porsi delle domande, in un caso come questo ci si potrebbe chiedere perchè quei soldi sono li, chi li ha persi, se li ha persi perchè ne ha molti e dunque non se ne cura, se tornerà a cercarli. Sono le classiche domande che il passante attento si pone in quella frazione di secondo che intercorre tra la percezione visiva della banconota a terra e lo spostamento fulmineo del piede per occultarla e decidere con calma il da farsi. Tornando al nocciolo della questione: perchè trovare soldi per strada può creare problemi? Il passante medio dopo aver occultato i soldi col piede, con discrezione muove la testa a destra, poi a sinistra, non vede nessuno e allora decide che è arrivato il momento di allacciarsi una scarpa che magari non ha nemmeno i lacci ma si chiude con il velcro; il passante attento e scrupoloso dopo aver occultato i soldi tenta di trovare una risposta alle sue domande (che si era posto una frazione di secondo prima). Il risultato dell'indagine svolta dal passante scrupoloso è una speculazione sul perchè i soldi abbiano un valore tale da far filosofeggiare anche il più apatico degli individui. Il pensiero è subito rivolto a chi ha veramente bisogno di quei soldi, a chi ne ha bisogno per mangiare, un attimo dopo si pensa "Se non li raccolgo io li potrebbe prendere uno a cui non servono o potrebbero andare distrutti sotto il copertone di una macchina, tanto vale che li prenda io che sicuramente ne farei un uso intelligente e accorto": in poche parole inizia la fase di auto-convincimento con cui il soggetto tenta di giustificare se stesso per l'aver solo pensato di compiere un'azione che la società ritiene normale e che dunque, per la mente contorta di alcuni, è necessariamente riprovevole. Il finale naturale è che i soldi li raccolgono entrambi i passanti con la differenza che il primo (quello medio) li spenderà in birra e sigarette, mentre il secondo vorrebbe preservarli per un senso di colpa che lo assale dal momento dell'occultamento sul marciapiede.
2) Mi propongono un lavoro. Potrei essere felice, potrebbe essere un lavoro che mi piace, che ho sempre desiderato fare, potrebbe essere un'occasione, potrebbe essere un inizio. Ecco che i pensieri pian piano si incupiscono e la mente annaspa tra la gioia e la tristezza: il lavoro potrebbe non piacermi anche se ho desiderato farlo per tutta la vita, le occasioni spesso nascondono delle fregature, un qualsiasi inizio che non sia certo ha una fine spesso dolorosa. Questo a dimostrazione di come tutto possa essere positivo o negativo secondo le circostanze e di come il positivo si possa velocemente tramutare in negativo. Ma dopo essermi informato meglio sul lavoro che dovrei svolgere mi assalgono numerosi altri dubbi non meno fastidiosi dei primi; le solite domande sembrano prendere vita e i punti interrogativi arrangiano un girotondo. Sono all'altezza del lavoro da svolgere? Riuscirò a conciliarlo con le mie altre attività? Sarò in grado di non farsi trasportare tanto da perdere di vista l'obiettivo finale? A queste domande sinceramente non c'è una risposta, chi rischia può essere premiato o può perdere quello che ha giocato, tutto si misura in una piccola bilancia dove i pesi sono i casi della vita. August 31 Addio RomettaA un certo punto non ti accorgi che non resisti più...prendi le tue cose di fretta ma con ordine...fai i bagagli....prendi la macchina...la carichi coi bagagli....accendi il motore...e finalmente te ne vai...guidi in autostrada pensando al mese e mezzo passato lontano dalle solite cose in cose che sono ancora più solite...ci rifletti su...un po' quasi ti dispiace di dover abbandonare un mondo in cui sei cresciuto...di solito si torna sempre...ma se si vuole mettere un punto allora è un altro discorso.
In macchina pensi che tante persone non erano come ti immaginavi...ma non ti arrabbi perchè non c'è un motivo...è solo la vita che trasforma le persone...pensi sempre più a quello che avevi e che consideravi la tua fortezza...ti accorgi che era solo un castello di carte difeso male...ti guardi intorno e vedi alberi e mare...non riesci a distogliere il pensiero da quel luogo in cui hai trovato l'amore...ti sembra ingrato abbandonarlo così...senza un addio che si rispetti...pensi che forse avresti dovuto mettere più energie per tenere saldi legami ormai disfatti...ti odi perchè non sei riuscito a tenere in piedi il tuo castello...ma ormai è tardi per rivangare il passato...bisogna necessariamente pensare al futuro e ancora prima al presente.
Addio Rometta... July 06 Sulla mia stradaSulla mia strada
C'è chi mi vuole come vuole un po' più santo più criminale e un po' più nuovo un po' più uguale mi vuole come vuole c'è chi mi vuole per cliente chi non mi vuole mai per niente e c'è chi vuole le mie scuse che ciò che sono l'ha offeso di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada c'è chi mi vuole più me stesso e più profondo, più maledetto e bravo padre e bravo a letto c'è chi mi vuole perfetto di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada July 03 Storia del diritto italianoElenco dei nomi più assurdi trovati nel libro di testo di storia del diritto Italiano (fino a pag 323):
Liutprando
Agilulfo
Clefi
Atalarico
Ildebrando
Modestino
Valentiniano
Papiniano
Ulpiano
Accursio
Azzone
Pillio (si proprio Pillio)
Iovinus
Odoacre
Gundobado
Amalasunta
Alberico
Alboino
Alcuino
Cassiodoro
Astolfo
Berengario
Colombano
Eurico
Gelasio
Grimoaldo
Ibn (l'arabo che scrisse della sicilia)
Irnerio
Nilo
Oberto
Obizzo
Odilo
Roffredo
Rogerio
Sigefredo
Taleleo
Totila
Questi sono solo alcuni dei migliaia di nomi assurdi che ci sono in quel libro. Pillio è in assoluto il mio preferito. June 30 Sarà il caldo...Cerco un po' di refrigerio mettendo la testa per metà nel freezer ma dopo 3 secondi sento mia madre urlare che gli sto scongelando i gelati, provo anche solo per un attimo ad accendere il ventilatore ma, tempo 1 minuto, mi padre mi dice che se ho caldo devo andare a gettarmi a mare.
Decido allora di provare le nuove mutande ultratraspiranti della Nike ma dopo 2 minuti di quasi-fresco mi accorgo di quello del palazzo di fronte che mi fissa ammutolito dal balcone quando potrebbe invece starsene in casa a cercare il fresco. Anche questo esperimento è fallito miseramente.
Alla ricerca di un rimedio mi scolo una bottiglia di thè freddo alla pesca e ne scopro le potentissime proprietà diuretiche qualche minuto dopo, mi accendo una sigaretta per la disperazione, cercando di non pensare alla mia pella che per il caldo sembra il deserto dell'Arizona. Accendo la mia Lucky Strike, do due boccate, guardo la parte accesa e infuocata e vedo sullo sfondo come un'aria rarefatta e ondulante, simile a quella che si vede sul fondo delle piste di formula 1 quando ci sono i GP in estate.
A questo punto non vedo rimedio che mi possa salvare, mi sento come sotterrato nella sabbia con le formiche rosse che rodono la testa. Provo a bagnarmi i capelli, anche l'acqua sembra non voler uscire dal rubinetto per il troppo caldo.
é un incubo...e ad un certo punto mi sveglio, scendo dal mio letto a castello tutto sudato, apro la porta della mia stanza, mi ritrovo all'inferno, fiamme e carboni ardenti ovunque, potrei estrarre una sigarette e si accenderebbe da sola, ho i piedi ustionati, cammino per non sentire il rovente terreno che sfrigola sotto di me, cerco una via d'uscita ma non la trovo, che fare? Il paesaggio è monotono, le fiamme sono alte intorno a me e mi sembra di essere un tacchino ripieno in un forno a legna. In lontananza vedo un varco luminoso, stile colle dantesco, mi avvio verso quel buco che si prospetta fresco, ma appena mi avvicino...si chiude di botto avvolto tra le fiamme. Ok, mi rassegno a passare la mia vita tra le fiamme quando ad un certo punto comincia a piovere, il fuoco si spegne pian piano, l'aria si fa più fresca, il fumo mi avvolge e, quando si dirada, mi trovo in mezzo al mare, solo, nell'oceano, fresco si, ma totalmento privo di qualsiasi punto di riferimento. Mi prendo il mio tempo per ambientarmi, mi rinfresco dopo quel bagno di fiamme, e poi cominciò seriamente a preoccuparmi. Anche qui non sembra esserci via d'uscita, mi giro a destra e a sinistra, acqua a perdita d'occhio. Il cielo è coperto, non c'è modo di orientarsi. Vado sott'acqua, niente pesci, niente alghe, niente sabbia o pietre e, a dirla tutta, niente fondale, vedo solo nero sotto di me. Comincio a nuotare, almeno qui fa fresco e finchè non mi stanco posso cercare un posto solido dove riposarmi. Nuoto, annaspo, sputacchio qua e la ed ad un certo punto noto un atollo, un metro per due, con una palma e una noce di cocco, mi avvicino, e, manco a dirlo l'atollo scompare!
Continuo a nuotare, annaspare e sputacchiare finchè non mi areno su una spiaggia. Non mi sembra vero, posso camminare senza ustionarmi e sputacchiare. Davanti a me arida terra, vado in cerca di vegetazione, di qualcosa da mettere sotto i denti, non trovo altro che terra, terra arida priva di qualsiasi proprietà nutritiva, mi rendo conto che è ora di pranzo, comincio ad avere fame. Scavando nella terra forse trovo delle radici, ma non avendo pale e picconi mi devo industriare con le mani, scavo scorticandomi le unghie e le dita, e incredibilmente dopo mezzo metro, trovo un buco che si affaccia su una nuvola, allargo il buco e mi ci ficco dentro, scivolo e atterro dolcemente sulla nuvola. Qui c'è un venticello che mi porta avanti e indietro per il cielo, ma sotto di me non si vede nulla, e sopra di me c'è una specie di isolotto gallegiante con un buco in mezzo. Sono sotto il mare e sotto la terra, ma non dovrei essere nel cielo, e invece ci sono. Guardo giù...il nulla. Ma non so che fare, mi rilasso un attimo, poi colgo l'occasione e mi getto di sotto, così senza pensarci, mi sono seccato di questo viaggio sconclusionato, devo trovare un modo per tornare alla realtà. Mentre cado si avvicina Nina, l'amore mio, mi bacia sulla guancia e mi sussurra all'orecchio: - Amore svegliati, era solo un sogno. June 28 La FilaSiamo in fila da ore...ma non capisco cosa c'è alla fine della fila, che stiamo aspettando? Cosa ci potrebbe mai essere alla fine di questa interminabile coda? le poste? No. Il seggio elettorale? Nemmeno. La segreteria dell'università? Neppure quella. Ma allora cosa c'è alla fine di questa interminabile fila???
Mi sposto leggermente a sinistra, poi esco quasi dalla fila per vedere, ma niente, non si vede niente, allora mi sposto a destra, con cautela, per non perdere il posto nella fila, non vedo nulla nemmeno da qui, solo una lunghissima fila. Potrei provare a chiedere a quelo che c'è davanti a me, un omone con la barba e un pacco di giornali sotto il braccio, così faccio e mi avvicino: - Mi scusi, ma cosa c'è in fondo alla fila? - chiedo con tono incuriosito. Ed ecco che lui si gira verso di me, e, sempre attento a non perdere il posto in fila, mi dice con l'aria di un anziano maestro ad un allievo: - Eh caro giovine, vuoi sapere cosa c'è in fondo alla fila? Ma sei proprio sicuro di volerlo sapere? - io risposi naturalmente di si, ignora di ciò che di li a poco avrei scoperto, lui allora sorridendo risponde: - Bene, ed io ti diro cosa c'è alla fine della fila! Tutta questa gente è qui perchè è viva, sta percorrendo la sua strada, io sono tra loro e lo sei anche tu caro ragazzo. - Io sconvolto sgrano gli occhi e chiedo: - Ma se questo è il corso della vita come si fa a sapere cosa c'è alla fine?.
L'omone si tocca la pancia poggiando a terra i giornali con una sonora risata: - Alla fine non c'è niente, è durante che c'è qualcosa, tu sei ancora giovane, non sai cosa ci puoi trovare in questa fila ma vuoi sapere cosa c'è alla fine, tipico dei giovani, ti do un consiglio che mi diede un mio amico tempo fa- mi dice con tono paterno - la strada è lunga e ripida, la vetta è lontana, tu sali e non pensarci. La vita può prendere tante strade, ma la fila la devi fare lo stesso, qualsiasi strada tu decida di prendere.
Non so che dire, sono nel bel mezzo della mia vita, non so dove sto andando, parlo con gente che non conosco. E ora che faccio, ora che so di essere vivo e di essere in fila per non so cosa non ho più uno scopo, solo arrivare in fondo alla fila, ma se in fondo alla fila non c'è niente non ho ragione di credere che una volta finita la fila sarò felice. E allora che faccio, non lo so sinceramente. Quando ti rendi conto che stai andando verso non si sa cosa resti perplesso e ti rendi conto che più di tanto non puoi fare. Ma io che bivio voglio prendere lungo la fila? C'è ne sono molti, li vedo anche da lontano, ce ne sono dietro e davanti a me, tante file che si sganciano da quella centrale e si ricongiungono fra di loro, non vedo però l'inizio della fila, da dove arrivano tutte queste persone? Non sono riuscito a scoprire dove vanno ma forse chiedendo alla signora che c'è dietro di me scoprirò da dove vengono, mi rivolgo a lei: - Mi perdoni signora, lei sa per caso da dove arriva tutta questa gente? La signora, sulla cinquantina, risponde: - Vengono dal nulla... - ed ecco che io impazzisco perchè non mi spiego come nessuno possa non sapere nulla e stare tranquillo e beato a far la fila: - Ma signora non è possibile che tutta l'umanità non sappia dova va nè da dove viene e la grande maggioranza non sa nemmeno che strada prendere tra le file presenti! E' assurdo - quasi grido - che nessuno si ponga delle domande, è assurdo che a nessuno sia venuto il dubbio di sapere da dove viene e dove va!
La signora non sembra sorpresa, con fare quasi materno mi risponde calma: - Oh figliolo, ma non è vero che nessuno si pone il dubbio, molti ci pensano, a dire il vero è la gran parte che ci pensa ma per non arrovellarsi a cercare una risposta preferisce non farsi domande. Quelli che arrivano al limite e non ce la fanno a stare in fila senza sapere da dove vengono e dove vanno escono dalla fila e camminano verso il nulla, ma fin'ora, almeno da quando io stessa sono in fila, nessuno è mai tornato.
Ok, allora nessuno può sapere da dove viene e dove va, l'unica cosa che si può fare è scegliere il tipo di percorso da seguire lungo la fila, ma come faccio a scegliere che diramazione seguire, non c'è nessuno a consigliarmi e io non so in base a cosa scegliere, non c'è altro modo: SEGUIRO' IL MIO ISTINTO. June 27 ?: quando un simbolo diventa un modo di pensareIntorno a me vedo gente, vedo tanta gente, ma che fanno tutti? c'è chi ozia seduto su una sdraio, chi sfoglia svogliatamente una rivista, chi si affaccenda ai fornelli. Provo a parlare con loro, vediamo cosa rispondono. Mi rivolgo al tizio seduto sulla sdraio:- che stai facendo? Prendo il sole risponde lui tranquillo; e allora io :- Perchè prendi il sole? Lui risponde: - Non ho altro da fare e voglio abbronzarmi.
Non sono soddisfatto della risposta e mi rivolgo al tizio che legge: - Cosa stai leggendo? "Una rivista di moda" risponde lui. - Perchè non leggi un libro invece che una rivista? Risponde: - Non ne avrei il tempo, le riviste sono più semplici da leggere e non è necessario stare attenti. A questo punto mi sorge un dubbio che devo fugare assolutamente e allora chiedo: - Ma se non stai attento a quello che leggi, perchè leggi? Risponde:
- Perchè non ho nulla da fare.
Sconcertato dal secondo dialogo mi rivolgo al terzo soggetto affeccendato in cucina e chiedo: - Cosa cucini? Risponde: - Sto preparando una torta. - Per chi è? Risponde: - Per chi la vuole mangiare. Rimango basito e chiedo: - Ma se non l'hai fatta per qualcuno allora perchè l'hai fatta? Il tizio fermandosi un momento e guardandomi fisso e spaesato, con l'aria di chi sta per rispendore a una domanda stupida, risponde: - Lo faccio perchè MI PIACE. Caspita, ora ho capito tutto! Allora al primo tizio piaceva abbronzarsi e al secondo piaceva guardare le figure del giornale (dato che leggeva con disattenzione).
Convinto della mia tesi torno da quello sdraiato e così parlo: - Perchè ti piace abbronzarti? Quello mi guarda scocciato e dice: - Chi ti ha detto che mi piace abbronzarmi? a me non piace abbronzarmi. Resto attonito e avanzo un'altra domanda: - Ma allora perchè ti abbronzi? Perchè alle ragazze piacciono quelli abbronzati. Adesso ci sono, ho capito perchè il secondo si abbronza, vuole piacere a una ragazza. Contento della mia deduzione degna del miglior detective statunitense decido di continuare il dialogo: - Ti abbronzi per piacere a una ragazza giusto? Ed ecco che risponde: - No, mi abbronzo perchè divento più bello. Ah, dunque si abbronza per essere più bello, ma perchè vuole essere più bello? se non vuole piacere a una ragazza in particolare perchè vuole essere più bello? Cerca il bello per il bello senza che questo sia collegato ad uno scopo, si abbronza perchè GLI PIACE essere bello.
Risolta la prima questione e avendo risolto la terza in precedenza mi dedico ora a districare la seconda. Mi avvicino al tizio che legge e chiedo:
- Ti piace guardare le figure delle riviste giusto? Quello si volta offeso e con tono stizzito fa: - No, non mi piacciono le figure, leggo gli articoli. Io, memore di ciò che prima da lui stesso avevo appreso, gentilmente gli chiedo: - Ma se leggi senza stare attento come fai a capire cosa c'è scritto negli articoli? Lui sbalordito mi fa: - Ma qui non c'è nulla da capire, è semplice ed intuitivo, si parla di vestiti scarpe, borse e cose di questo tipo, e poi a me non interessa ricordare tutto, se c'è qualcosa che MI PIACE me la ricordo. Ho capito come fa a leggere e a ricordare tutto anche se legge con disattenzione.
Ora che ho parlato con questi tre le cose mi sembrano un tantino più chiare, ognuno fa quello che fa per un puro PIACERE. Al primo piace essere bello, al secondo piace trovare qualcosa che gli piace in una rivista, al terzo piace cucinare. Adesso mi siedo nel divano e penso a cosa mi piace fare, mi spremo le meningi, trovo tante cose ma niente di veramente piacevole, tranne forse una cosa, fare la vita universitaria, che è composta da una moltitudine di azioni, se tra queste dovessi sceglierne una sicuramente premierei la tazza di caffè bollente e lo studio mattutino. Ma ecco che qualcuno che mi ha ascoltato si avvicina e mi chiede: - Perchè ti piace studiare? Caspita, che cosa gli dico adesso, non posso inventare, devo dire la verità: - Mi piace studiare perchè mi fa sentire superiore agli altri. Gli dico così, lui mi guarda mi sorride, ammicca e risponde tranquillo: - Lo so. Poi sparisce attraversandomi e passandomi alle spalle.
Chi era? é arrivato all'improvviso ed all'improvviso se n'è andato scomparendo dietro di me. Può essere solo lui, il tizio che ogni tanto mi guarda di nascosto, il me spettatore! Ma allora, non ho confessato niente a nessuno, ho solo ammesso a me stesso una mia situazione. Dunque nessuno sa niente di quello che ho detto, continuo a mantenere il mio segreto...
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|